E di rimando, sempre parafrasando Bertold Brecht: «Felice chi non ha bisogno di eroi.»
Leggendo le frasi originali dell’opera Vita di Galileo, mi sono reso conto che viviamo in un mondo in cui gli “eroi” durano poco (se mai esistono) stritolati dai mass-media che quasi ne rimuovono il ricordo proponendone subito di nuovi in nome della Divina Notizia. Nessun “eroe” dura più di uno/due mesi, contro la vita imperitura che in passato la fama ha loro garantito.
Adesso il confine tra eroismo e ribalta è molto sottile: fa molto notizia la morte di Lady D., ma nessuno riconosce i meriti della Regina d’Inghilterra, che con polso e determinazione sta traghettando il Regno Unito dal dopoguerra al futuro da oltre quarant’anni.
Tanti ricordano i morti dell’ 11/09 e dell’uragano Katrina a New Orleans, ma pochi si complimentano con coloro che sono sopravvissuti e hanno aiutato a ricostruire un’America forse meno simpatica e meno libera, ma sicuramente più idealista e più “eroica”.
Molti si soffermano sul presunto eroismo dei kamikaze (positivo o negativo che sia) mentre raramente qualcuno si sofferma sull’eroismo quotidiano dei contadini ebrei di Israele che non possono coltivare quella che sarebbe la loro terra da ben più di 2.000 anni.
Tutto questo per arrivare al punto vero e proprio del post: l’eroismo “dell’ultimo Zar” Boris Eltsin, in realtà il primo presidente della storia russa. Tutti pensano che l’eroismo vero e proprio sia l’atto glorioso in sè (la fine del regime dell’URSS), non la quotidianità della fatica di vivere e di ricostruire dalle macerie una nuova Russia. È pertanto incredibilmente ironica e romantica l’osservazione dell’eterno nemico Mikhail Gorbaciov: «Ha fatto molto, anche se ha commesso errori. Un destino tragico.»
Appunto: i veri eroi non sono perfetti, ma sono tragici e commettono errori, forse anche più degli altri… Secondo me la loro grandezza sta proprio in questo: nel riconoscere che bisogna cambiare qualcosa, magari sbagliando. Ciò che davvero conta non è tanto l’esserci riusciti, ma l’averci provato, a prescindere dai risultati.
E per continuare un po’ con la Russia, è drammatico constatare come quella nazione abbia un disperato bisogno di eroi e che un ex dirigente del KGB ne sia diventato il punto di riferimento totale, quasi ristabilendo una sorta di regime oligarca e ben poco liberale. Per contro, è incredibile come l’antagonista durante la Guerra Fredda non ne abbia quasi bisogno e che anzi sia addirittura ipercritica verso i propri leaders.