Bene, tenetevi forte.
Sono in pieno delirio, con la febbre e un po’ fusetto. Adesso che guardo l’ora, vedo che sono pure le quattro e mezza, quindi adduco anche il beneficio dell’ora molto tarda. Ma non ho sonno e ho voglia di scrivere, quindi eccomi qua.
Vi avverto subito: questo post è molto lungo.
Dove ero rimasto?
Ah, sì.
Stasera sono uscito per un’apericena di laurea di Max, un mio ex compagno di liceo. Non sto a divagare con gli aneddoti della nostra amicizia (che sono pure molti, come la volta in cui si è bevuto la benzina per aiutarmi a travasarla dalla macchina al motorino, o quell’altra che il sottoscritto ha avuto la geniale idea di tirare il freno a mano in curva su una strada sterrata. risultato? 1 cm dal platano secolare e litri di merda. la fortuna ci ha visti e aiutati quella volta…), ma vi basti sapere che gli sono particolarmente legato.
Fatto sta che eravamo tutti lì per festeggiarlo, visto che ha appena discusso la tesi di Architettura e gli manca solo più l’esame di Stato. C’era gente che non vedevo da anni, Ragu e Janice (sposati e ingrassati di almeno 30 kg a testa), e gente che non posso soffrire come Diego e Bianca, oppure Fra e Fabri, che sono due coppie che più sfigate davvero non si può. Gossip maligno: Bianca è di colore.
E c’era anche Elena, con Max cui sta-e-non-sta da cinque anni ormai.
Vabbè, eravo lì che chiacchieravo con lei dei cazzi nostri (sì, lo ammetto: erano soprattutto i miei, visto che mi faceva l’inquisizione sulla mia ex, che ho visto lunedì sera), quando il discorso si è spostato su un tema alquanto scivoloso (sì, sicuramente più scivoloso che parlare della mia ex).
Si parla di uomini, di donne e di rapporti. Insomma, le solite cose.
Prendo e parto per la tangente, lanciandomi in un bel monologo sui legami di coppia, sul bisogno di intimità, complicità, amicizia, fiducia e tante altre cose che sono necessarie per formare un nucleo stabile. Tutto questo girando un paio di spini e bevendo la mia solita Vodka Sour (ve l’ho detto che ho la febbre?), quindi mi ero già lasciato dietro da un pezzo la frontiera e mi ero già perso nelle nebbie.
La vispa Elena, approfittando di un attimo di respiro, mi sbatte sul grugno la domanda della serata e, I suppose, della vita: “E tu cosa cerchi?”.
Per un secondo, sento le parole aleggiare nel vuoto, per poi entrarmi in testa come se fossero distillate.
Mi si forma sulle labbra un sorrisetto sardonico e, guardandola negli occhi, taccio.
Passa un’istante, del quale approfitto per guardare altrove e per sbloccare la lingua.
Tiziana.
Janice.
Bianca.
Francesca.
E Elena.
Tutte lì ad ascoltare, con tutti i maschietti da un’altra parte, a lumare una cameriera, per la precisione. Personalmente trovavo più carina l’altra. Forse è il caso che ci torni in questo locale: a parte le cameriere, è molto trendy e rilassato. Ideale per una serata intima. E se va buca, c’è sempre la cameriera. 
Eh? Stavo divagando, come al solito?
Ritorno a Elena, che mi osserva divertita: so che pensa di avermi messo in crisi, e vuole compiacersene un po’.
“Credi che sia facile sapere ciò che si cerca?”.
Silenzio.
E proseguo: “Mi sembra che l’uomo, sfortunatamente, non sappia ciò che cerca e passi tutta una vita a tentare di capire ciò che cerca. Per collegarmi al discorso di poco fa, credo piuttosto che la maggior parte di tutti i problemi sentimentali derivi più o meno indirettamente dalla scoperta che ciò che abbiamo trovato non ci piaccia. Proprio a causa del fatto che non sappiamo quello che cerchiamo, ma per un basilare bisogno di intimità, proviamo a stabilire dei legami con persone che, una volta conosciute, scopriamo non essere ciò che cercavamo.”
A questo punto, le ho in pugno.
E le guardo intensamente.
Quelle che erano insoddisfatte di ciò che hanno trovato si sono eclissate come neve al sole. Altre, perlopiù quelle che hanno capito che non era un discorso diretto a loro, hanno preferito guardare nel bicchiere e fare finta di aver trovato qualcosa di interessante.
“E il prossimo che cerco sarà diverso.”, ribatte fiera.
Come se non sapessi che è ancora innamorata di Max e che aspetta che lui tiri fuori le palle per conquistarla.
Ma, giustamente, non aspetta solo lui.
Vorrà dire qualcosa?
Non lo so, adesso ho mal di testa e mi sento stanco.
Però, so una cosa.
Cerchiamo tutti la stessa cosa.
Trovarla, non è facile.
E quando la si trova, a volte si sbaglia (siamo tutti umani, in fondo).
E tenerla non è così semplice come può sembrare.
E io, più umano di tanti umani, credo di aver trovato per un attimo quel che cercavo. Poi, l’ho perso. Come e perché, o domande simili mi sembrano ridicole e prive di significato. A questo punto, piuttosto che farmi tre zeri di seghe mentali, preferisco rimettermi a cercare, senza pregiudizi.
Ho sempre avuto un debole per Elena, pertanto le dedico questo post.
A una donna che merita di essere conosciuta.
More Human Than Human
White Zombie, Astro-Creep: 2000
I want more life,
Fucker I aint done – yeah
More human than human
PS “More Human Than Human” è anche il motto della Tyrell Corporation, l’azienda produttrice di replicanti di Blade Runner. Ridley Scott e Philip K. Dick, due geni uniti per uno dei migliori libri/film di sempre.
Alla Tyrell Corporation splende sempre il sole, anche quando per le strade di Los Angeles piove ed è buio.